Desaparecidos

Una tecnologia che si esporta Marco Bechis

"Non essere più oggetto di osservazione, non essere più' presenti di fronte agli altri... Qualche cosa che c'è stata e non c'è più... Finire in fondo ad un lago... Non esistere più in questa realtà... Non esserci più... Accorgersi che una cosa che si è abituati a vedere non c'è più, ecco scomparire. Se poi si parla di magia, è quel magico incanto che fa sparire le cose...
Bisogna vedere, una disgrazia, non so... Andare via... Non essere ben visto, se è per la gente...
Fuggire dal mondo, dalla società, scomparire, volatilizzarsi... Dissolversi, non lasciare più niente di sé... Una cosa che è finita, per quello che posso dire io. Una cosa morta... Sparire dalla circolazione, svanire nel nulla...
Se della gente prende dell'altra gente e non ne fa sapere più niente, insomma scomparisce, si, oggi la gente scomparisce...".

Desaparecidos: dallo spagnolo, scomparsi.
È un termine entrato solo recentemente nel vocabolario internazionale.
In Argentina è una parola tabù. Pronunciarla è pericoloso.

La mostra è il veicolo per la diffusione di questa parola, del suo suono, della sua pronuncia.
A questo scopo la parola desaparecidos, il suo significato, viene manipolata come un prodotto durante una campagna pubblicitaria per raggiungere la più grande quantità di consumatori.
La mostra stessa è un fac-simile di campagna pubblicitaria che agisce nel mercato.
Qui, oggi, pubblicitariamente, nel mercato culturale, i temi che riguardano paesi lontani (Cile, Argentina, Afganistan, ecc.) come attualità, notizie in prima pagina e quindi problemi impostati dai mass-media, non sempre occupano uno spazio corrispondente ai contenuti del loro messaggio. Se l'attualità non c'è, in genere il messaggio rimane nell'ombra.
Questa informazione "inattuale", solo per caso intercettata dalle vicende nell'Atlantico Sud, deve essere "venduta" conquistando uno spazio sul mercato delle notizie ed in quello della cultura.
Si sono effettuati sondaggi attraverso interviste video registrate a Milano e a Salsomaggiore, sul significato attribuito alla parola scomparire e una "ricerca di mercato" per avere dati statistici sulle categorie di persone che conoscono la parola DESAPARECIDOS.

Desaparecidos

Nella presentazione pubblica in via Morigi 8 si descrive uno dei luoghi segreti destinati ai DESAPARECIDOS.
Ci si avvale dei dati del Club Atletico contenuti nella pianta disegnata all'inchiostro di china in scala 1:200 da due prigionieri fuggiti dopo 15 mesi di detenzione e del ricordo di suoni ascoltati nella cella n° 16 del Club Atletico durante il periodo dell'aprile 1977 dall'autore della mostra.
Lontani, anche se associabili per la loro violenza, i supplizi e l'ideologia del castigo vigenti fino agli inizi del secolo XIX, non sono qui una regressione, un'"imbarbarimento" ma un "dispositivo" tecnologicamente nuovo, in cui il corpo del sequestrato è lo strumento per raccogliere più informazioni.
La tortura fisica, non è più finalizzata all'espiazione, ma volta scientificamente all'accumulazione di dati.
Non è quindi la concezione della punizione che ha spinto l'esercito argentino a documentarsi e specializzarsi in questa pratica. Il suo successo relativo è provato dal suo intervento come consulente, nel golpe boliviano e nella guerra nel Salvador. Una tecnologia che si esporta.
Nello show documentario, l'esiliato che si rappresenta in prima persona su di un palco raccontando minuziosamente le tappe del suo dramma, è anche, mediatamente un attore che soddisfa di fronte al pubblico, una domanda d'informazione.
Paradossalmente qui non interessa tanto la questione morale sui DESAPARECIDOS ma piuttosto l'estetica dello scomparire;
perché è soprattutto lo stile con cui queste operazioni vengono eseguite e l'architettura degli spazi costruiti appositamente nei sotterranei della città, i dati che contribuiscono a definire questo fenomeno.

Comune di Milano-Ripartizione Cultura e Spettacolo
Assessore Guido Aghina
Capo Ripartizione Lucia Saccabusi
Organizzazione Anna Sansuini Riotti, Elio Santarella
Pubbliche relazioni Maria Teresa Buscaglia, Cristina Volpini

Sono lieto di aderire a questa manifestazione promossa da Amnesty International sui campi di detenzione in Argentina.
La testimonianza di due prigionieri che sono riusciti a fuggire da un campo segreto ha permesso, per la prima volta, di ricostruire l'esatta collocazione di questi campi all'interno, in alcuni casi nel centro, di Buenos Aires.

Esistono testimonianze agghiaccianti, come risulta da un rapporto che Amnesty International ha pubblicato nel marzo del 1980. La collocazione di questa mostra-spettacolo in via Morigi 8, che non è certamente sede abituale delle manifestazioni che vengono promosse dal Comune di Milano, deriva dal fatto che le cantine di via Morigi nel 1700 furono probabilmente utilizzate come carceri di un tribunale giudiziario, quindi risultano essere il luogo più idoneo per una ricostruzione di un campo di concentramento.
E stato quindi possìbile ricostruire graficamente, in scala, l'architettura interna e la suddivisione degli spazi adibiti a campo di detenzione "Club Atletico" di Buenos Aires.

Sostenere la causa a favore e a protezione dei Diritti Umani nell'ambito civile, politico, sociale, culturale ed economico, secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, è preciso dovere di ogni Paese civile.
Opporsi alla tortura e alla detenzione di prigionieri politici senza processo, è un impegno che anche questa Pubblica Amministrazione vuole assumersi.

Guido Aghina - Assessore alla cultura del Comune di Milano


Torna a Attività