M8·Attività


Autogestione

Via Morigi, 8 e' un palazzo nobiliare di origine sei-settecentesca, che nel corso dell'Ottocento e' stato rimaneggiato e trasformato in casa d'affitto per la media e la piccola borghesia, con spazi destinati ad attività produttive al piano terra.
Il Comune lo ha acquistato nel 1942 espropriandolo a privati (la famiglia Osnago): con l'intenzione di abbatterne meta' per far posto ad una strada di collegamento tra via Larga e via Vincenzo Monti, voluta dal piano regolatore fascista. La guerra fece tramontare il progetto.

Nel primo dopoguerra la Sovrintendenza alle Belle Arti mise un vincolo protettivo, prima sulla facciata poi sull'intero edificio.
La societa' Sami, di proprietà della famiglia Radice Fossati, amministro' l'edificio fino alla meta' degli anni '70 (sulla base di una convenzione stipulata nel 1942), fin quando la stessa societa' intento' una causa per usucapione al Comune, per poter acquisire lo stabile. La causa fu persa e il Comune rimase unico proprietario dell'edificio (sentenza definitiva della cassazione e del 1980).
Nel frattempo, tutti gli inquilini erano stati mandati via tranne la Taverna Morigi e una pensione al primo piano, ambedue rifiutarono di andarsene. La casa rimase vuota per 10 anni e senza alcuna manutenzione.

La storia della nostra esperienza e' lunga e si intreccia con tre decenni che hanno visto radicali mutamenti della geografia sociale e della fisionomia politica e culturale di Milano. Alla meta' degli anni '70 in questo quartiere vi erano ancora abitazioni popolari, botteghe artigiane e piccoli negozi: la nostra decisione di abitare qui si inseriva in un più vasto movimento di lotta per il diritto alla casa e di salvaguardia della residenza popolare e dell'artigianato nel centro storico.
Il 1976 e' la data d'inizio della nostra autogestione. Il palazzo era vuoto e in stato di avanzato degrado.

L'autogestione si e' basata sul versamento di quote mensili (corrispondenti ad un affitto di equo canone) e su una grande mole di lavoro volontario.
I problemi da affrontare sono stati innumerevoli e non e' possibile contare le ore che abbiamo speso in lavori manuali e nelle attività degli organi di autogestione (l'Assemblea degli abitanti e le quattro commissioni ) che si sono occupate dei problemi tecnici e finanziari, della gestione interna e delle attività politiche e culturali della casa.
Ci sono voluti anni, e per molto tempo abbiamo abitato in condizioni disagevoli, con continui lavori in corso, ma alla fine siamo riusciti a recuperare quasi tutti gli spazi.

L'attività di manutenzione e' stata costante ed ha avuto come risultato, il contenimento del degrado e il miglioramento dell'edificio come ha riconosciuto lo stesso Consiglio di Zona 1 all'inizio degli anni '90, Escludendo il lavoro volontario, il calcolo delle spese di risanamento e manutenzione sostenute a partire dal 1976 e' di circa 1,2 milioni di euro.
Nei primi anni e' stata frequente negli appartamenti ripristinati la convivenza di gruppi; successivamente si sono stabilizzate una ventina di nuclei (famiglie, coppie, single); sono stati inoltre bonificati e dati in uso ad artigiani e associazioni gli spazi al piano terra.

morigi 8

Negli anni '80 la fisionomia della casa era fortemente caratterizzata dalla presenza di tre laboratori (falegnameria, restauro mobili, scenografia) e dall'attività di associazioni sindacali e solidaristiche (CGIL pensionati; FLM Uniti; Lega per il diritto al lavoro di portatori di handicap), abbiamo dato vita inoltre ad attività culturali rivolte al quartiere, come una ludoteca.

Attualmente due dei tre laboratori hanno chiuso e sono stati sostituiti da nuove associazioni culturali quali Arteofficina e Terra del Fuoco che si sono aggiunte a quelle esistenti da lunga data (Galleria d'arte Facsimile e Circolo delle Donne Cicip e Ciciap).
Le associazioni di volontariato sono oggi quattro, tutte di rilevanza cittadina: Movimento Consumatori, Survival International, Servizio Civile Internazionale, Donne Internazionali.

Dal 2000 il cortile ospita durante l' estate una rassegna teatrale che vede la presenza di gruppi d'avanguardia e saggi finali delle scuole attoriali del Teatro del Sole, del Teatro Koron Tle e della compagnia Anima Nera.
La casa offre la possibilità di realizzare mostre e corsi usufruendo di due spazi interni destinati ad uso collettivo.

Riteniamo la nostra esperienza di autogestione qualificante in quanto:

- abbiamo rispettato le caratteristiche architettoniche dell'edificio, per essere seguiti nei lavori di manutenzione ci siamo collegati via via alla Facoltà di Architettura, agli architetti di Spazio e Societa' e a studi di ingegneri, attualmente collaboriamo con la cooperativa Architettura delle Convivenze. I nostri interventi leggeri e fatti in economia hanno salvaguardato fino ad oggi le caratteristiche dell'edificio, più di quanto avrebbe fatto un'eventuale ristrutturazione pesante e snaturante

-  abbiamo difeso la proprietà pubblica dell'edificio e della sua destinazione ad uso misto, come affermato dal PIO approvato dal Consiglio di Zona 1 nel 1980/81 (residenza, attività artigianali, servizi), di fronte a ipotesi di vendita a privati e a progetti di cambiamento della destinazione d'uso che sono stati a più riprese avanzati dall'Amministrazione comunale

-  abbiamo creato nel quartiere un luogo vivo, frequentato, sede di molteplici iniziative sociali e culturali

-  abbiamo vissuto e abitato la casa in una logica di dialogo e
sostegno reciproco aperto alle discussioni e alla risoluzione dei conflitti

In tutti questi anni abbiamo sempre cercato di avviare con l'Amministrazione comunale un dialogo che portasse ad una definizione legale della nostra situazione, attraverso proposte di risanamento dell'edificio portate in Consiglio di zona, richieste d'incontro con diversi Assessori, azioni legali e conferenze pubbliche sul tema casa.